Non c’è speranza senza scarto. E il mondo degli scarti vive di un sotterranea sorgente di oggetti usati, umori sbandati, cose a venire che sono anche quelle passate. Ci costruiamo nidi nelle conchiglie vuote di quelle perle che chiamiamo progresso. Nerboruti negri dagli sguardi assassini si parano davanti a piccole porte di legno colorate con colori sgargianti e spruzzate da schizzi di sangue. Sono i salotti dell’élite degli scarti, i grandi papponi del consumo, del rasoio usa e getta della carta igienica sporca e delle tastiere da buttare. Lo scarto è il futuro. Lo scarto è il Progetto. Non ci sarà più Materia Prima fra qualche anno. E chi avrà il possesso dello scarto avrà la bacchetta del potere in mano. Passami quella stilo ci farò uno scettro, dammi quel cumulo di cenere - sarà il tuo compenso, prendi quella coperta sdrucita - l’inverno è freddo, baby. Casse di stereo sfondate, auto arrugginite agli angoli delle strade, tetti di plexiglass che colano rugiada, la cuccia di fido come casa. Sommersi da barattoli di passata di pomodoro e cetrioli sottaceto. Cartoni di cornflakes e magliette strappate. Ragazzi è tardi per farvi belli. Ora dovete farvi una vita – più lontana dal dolore, più lontana, ancora, di più. La morfina è finita e domani nevicherà, dove troverete quel rassicurante e rinvigorente, elettrico nocciolo caldo che vi scalda petto e gambe? Negli scarti. Siamo finiti per idolatrare gli escrementi del consumo perché il consumo si è mangiato entrambe le braccia e le gambe e quella cazzo di fottuta testa. Non ci resta che improvvisare. Uccidere, depredare, o aspettare gli zingari i fottuti clan di scozzesi dalle highlands con kilt e mazze fruste ed ettolitri di birra scura nel corpo, o quelle sette di massoni o gli ebrei o hitler in persona risorto coi capelli bianchi e il braccio in paralisi perenne alzato come un turgido mistico cazzo ariano, o la tua cara vicina, quella vecchietta che ora brandisce un fucile a pompa e aspetta che torni a casa, ti aspetta con ansia…
illegale esperienza
poesie, storie e parti anatomiche di alessandro pedretta kresta
venerdì 4 maggio 2012
mercoledì 2 maggio 2012
Nessuno richiami la mia ragione!
Nessuno richiami la mia ragione!
La sembianza del mio cranio
si modella col tugmento che mi fissa.
Ora acrobata di un fuoco scrotale,
ora biscia incuneante
nelle viscere di questa pancia stellata.
Nessuno richiami la mia ragione!
Ho già pisciato su tutti i portoni.
Ora mi tocca un avvenire da scheggia
o un fluire nervoso
tra i miei umori incrinati.
domenica 22 aprile 2012
E' solo controllo
In un modo o nell’altro tutti siamo drogati.
Ci sono varie tipologie di droga ed esistono vari aspetti e molteplici gradi di dipendenza.
Ci sono droghe del comportamento, droghe attitudinali e del compromesso, droghe del sesso e quelle del possesso.
Siamo sommersi da situazioni artificiali. Viviamo nel paradiso delle emozioni indotte.
Quello che vogliamo è quello che ci viene detto di volere, i nostri sogni sono la perversa invenzione di una mente in monopolio.
All’uomo non resta che discostarsi dalla vera parte di sé. Non gli resta che quell’intrico organico che è la droga.
Non possiamo fuggire da questo come non possiamo non respirare. Siamo parte di questa scena fasulla.
Possiamo solo drogarci.
In fondo, è solo controllo.
venerdì 20 aprile 2012
Mostri da toilette
Pulendo dove la gente caga e piscia, si trucca e si pettina, si estrae punti neri e crea smorfie allo specchio, si svelano molti segreti degli uomini, che tra le quattro mura di una toilette si celebrano per quel che sono. Dei mostri.
Mostri in un incubo di spray profumanti, pelle al carotene e spruzzi diarreici.
Uomini egointestinali ed egodermali.
Questi uomini con l’ego infilato dappertutto.
Questi egorroici.
lunedì 9 aprile 2012
I serpenti volano
I serpenti volano. Le bocche che s’aprono, fauci profonde e lingue saettanti. I serpenti sono multicolori, zigzagano nell’aria come l’incubo in una scena infernale e grida attorno, le grida di uomini. Tatuaggi che si squadernano dalle pelli di mille uomini rasati, non avere paura, è normale, è la vita, la pelle che si stacca, l’inchiostro che scivola dai disegni e forma pozze liquide che si librano in aria e poi tremano per poi afflosciarsi con tonfi secchi e sordi sul cemento. Siamo carne viva che chiede pietà. Pietà dalla sofferenza, dalla gabbia di umori di sudori, di pensieri,.
Sprigioniamo il pensiero irrazionale, il pensiero irrazionale ci salverà.
I serpenti multicolori brillanti fluorescenti, arancioni verdi azzurri, rossi, viola, volano. Li guardo, i loro denti uncinati fanno capolino come atroci armi in un serbatoio velenoso di pelle lucida e caverne di carne senza senso.
Strappati la pelle, avrai solo uno scheletro freddo che chiede venia della tua imposizione psicotica. Non serve. Non serve questo. Liberarci della carne, la carne come indotto alla prigionia, non serve. Liberarci del pensiero, sì. Ascoltati il cuore. Non pompa più come una volta. È stupefatto organo tremolante che esiste e sa di esistere solo perché tu glielo dici. Sguinzagliamoci, corri bimbo che la prateria è immensa.
Ora sentirai campane e i nitidi fruscii dell’erba. Ora la pelle è calda e fredda e sembra che abbia un senso che sia così, ma il senso non te lo poni, in fondo il senso non esiste, è un’altra stronzata profusa per farci pensare a cose per nulla fondamentali. La chiesa il sesso la respirazione cibi in scatola il senso.
Sono serpenti che volano. Perfidi esseri sempre all’erta dagli accecanti ipnotici mesmerizzanti colori.
Srotolati l’intestino, potrai leggerci il tuo futuro tra le sue pieghe. I polpastrelli sono spirali che possono condurre alla pazzia. Dimentica la tua identità.
Il cervello suda come ogni cosa. Anche la mia sedia suda, e queste mani e il computer su cui scrivo. Tutto soffre e si innalza nella testa di chi coglie. Sennò sono solo espulsioni di scarti che creano altri scarti psichici.
Lo scarto è un altro dio che chiede di essere venerato. La lattina schiacciata ti domanda dall’angolo umido della strada se puoi fargli compagnia. Fazzoletti sporchi di sperma sono i figli che ci meritiamo. Il vomito sul selciato è solo un miliardo di parole inespresse.
sabato 7 aprile 2012
Qualcosa di diabolico
Qualcosa di diabolico
mi hanno rotto i denti
anni fa
con una bottigliata in bocca
sbronzo perso cervello fottuto
strisciante davanti a un mc donald
alla ricerca di chissà che cazzo
chissà forse un pezzo
un pezzo di cervello
Dopo anni mi decido
che forse è meglio riacquistare una certa rispettabilità
almeno nel mio corpo
o per la mia faccia incrinata
E il dentista fa un buon lavoro ma
ma io ora non mi ritrovo col mio volto
ricostruito
Non mi ritrovo con questa nuova faccia
è come un viaggio nel tempo
che vuol cancellare i segni
ma i segni dentro rimangono
e io ora
ho solo una faccia
ricostruita
e qualcosa di diabolico
sembra trasparire
da tutto ciò
anni fa
con una bottigliata in bocca
sbronzo perso cervello fottuto
strisciante davanti a un mc donald
alla ricerca di chissà che cazzo
chissà forse un pezzo
un pezzo di cervello
Dopo anni mi decido
che forse è meglio riacquistare una certa rispettabilità
almeno nel mio corpo
o per la mia faccia incrinata
E il dentista fa un buon lavoro ma
ma io ora non mi ritrovo col mio volto
ricostruito
Non mi ritrovo con questa nuova faccia
è come un viaggio nel tempo
che vuol cancellare i segni
ma i segni dentro rimangono
e io ora
ho solo una faccia
ricostruita
e qualcosa di diabolico
sembra trasparire
da tutto ciò
venerdì 6 aprile 2012
poesia estemporanea
poesia estemporanea
quel che ti passa - che ti passa, per la testa
sono ombre bicchieri rotti
scaffali vuoti fiori appassiti
e stratagemmi per sorridere - sempre
poesia estemporanea
giochi fumosi di immagini
ricordi stereotipi in flash
bibite gassate i muri scrostati
tu che ti guardi
allo specchio
io che mi fisso
le mani
noi che cerchiamo di remare contro
è questo verso : bleah!
la poesia
estemporanea
sono io che cerco di gridare
e il vento attorno
e clacson fumo di sigaretta
la birra ingoiata il sole
che ti fissa
poesia
che pretesa pensare
quale ironia il credere
forse è solo
poesia
estemporanea
quel che ti passa - che ti passa, per la testa
sono ombre bicchieri rotti
scaffali vuoti fiori appassiti
e stratagemmi per sorridere - sempre
poesia estemporanea
giochi fumosi di immagini
ricordi stereotipi in flash
bibite gassate i muri scrostati
tu che ti guardi
allo specchio
io che mi fisso
le mani
noi che cerchiamo di remare contro
è questo verso : bleah!
la poesia
estemporanea
sono io che cerco di gridare
e il vento attorno
e clacson fumo di sigaretta
la birra ingoiata il sole
che ti fissa
poesia
che pretesa pensare
quale ironia il credere
forse è solo
poesia
estemporanea
Iscriviti a:
Post (Atom)





